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Uno sguardo al passato: il bombardamento di Treviso

Via Bordone, in pieno centro città, devastata dalle bombe.
La guerra, si sa, va ad abbattersi con maggiore violenza proprio su coloro i quali non hanno colpa né possibilità di scampo. Questa è la breve storia di una piccola città, ferita nel suo cuore dalla furia del terribile conflitto, una tra tante vittime di quell’orrore insensato.
Fu a causa di un errore di traduzione di un messaggio criptato (a quanto pare scritto in latino, ove il risultato di traduzione finale citava forse erroneamente Tarvisium) intercettato dagli Alleati che, il 7 aprile 1944, la città di Treviso subì un massiccio bombardamento a tappeto ad opera dell’aeronautica statunitense.
In appena 6-7 minuti – dalle 13:24 alle 13:31 – circa 2000 bombe furono sganciate sopra la città, lesionando più o meno gravemente l’80% delle sue strutture edilizie e provocando un numero di morti mai del tutto pienamente quantificato. Si è parlato di circa 1000 vittime, 1600 secondo altre versioni mai del tutto confermate. Ci mise di suo poi anche la stampa di regime, più che altro a mero scopo propagandistico con titoli e slogan passati alla storia locale come: Venerdì di Passione per Treviso o Ecco il Tetro Volto dell’Invasore – Codesta La Vera Natura del Falso Salvatore, seguiti da macabre vignette raffiguranti aviatori e soldati americani di colore… deliberatamente disegnati coi tratti facciali similscimmieschi e nell’atto di insidiare in gruppo giovani contadine.
L’obiettivo primario era la Stazione Ferroviaria di Treviso e – secondo un’ipotesi storica recente – il
Palazzo dei 300, simbolo della città.

comando interforze nazifascista presso l’albergo “Stella d’Oro” (allora sito, prima della sua completa distruzione, in Piazza Borsa), ove si diceva si sarebbe tenuta una riunione segreta fra alti gerarchi fascisti ed ufficiali d’alto rango del locale distaccamento della Wehrmacht. Treviso tuttavia, albergo “Stella d’Oro” a parte, non ricopriva particolari ruoli rilevanti da un punto di vista bellico. È pertanto possibile che, per un errore di traduzione, sia stata scambiata con la città friulana di Tarvisio, la quale era nota per i propri rifornimenti di armi e munizioni tramite convogli ferroviari locali.

A tutt’oggi anche questa ipotesi fa comunque sorgere dei dubbi, dato che in genere gli americani erano soliti eseguire delle perlustrazioni a scopo rilevazioni fotografiche aeree sopra i cieli delle aree considerate come “obiettivi militari primari”, cosa tra l’altro che ha ancor più dell’assurdo alla luce del fatto che Treviso e Tarvisio hanno topografia e planimetria fin troppo differenti già ad osservarne solo ad occhio nudo da antiche riproduzioni sulle prime carte urbanistiche delle due rispettive città prese in questione.

Tuttavia, questo non ha impedito in seguito alla cittadina veneta di rinascere, forse più bella e caratteristica di prima, autentica perla da visitare anche per una scappatella durante una gita a Venezia.

il museo Bailo.

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